Non ha intenzioni mitografiche il ‘Corno’ di Raffaele Falcone.

A poco servirebbe, infatti, rievocarne presunte ragioni scaramantiche, poteri anti ‘jella’: risalire, di conseguenza, lungo la filiera delle sue densità simboliche, inestricabilmente annodate alla terminologica, (che dal sanscito Karnas si estende al gotico Hring, prossimo al tedesco Hir-uz, all’anglosassone Heorot, heort). Insomma, a poco servirebbe ricordarne la funzione propiziatoria, di cui erano ben consapevoli gli antichi, e di cui rimane il Kèrata poièin, che è il nostro ‘fare le corna’, tradire la fedeltà coniugale: tradire, in generale. Scorporato dai molti risvolti, dai tanti sottintesi, il ‘corno’ è solo una pura forma, variabile per creatività di dimensione e di profilo. E’ una forma che ha in sé l’intelligenza di una mano astraente, di un sapere che plasma, di un occhio che vede l’esattezza compatibile del colore. In altre parole, si può ben dire che il ‘corno’ è il ‘corno’ e basta: piccolo o grande che sia, è un oggetto che si propone in una dinamica di spazio, in un magnetismo tutto concentrato sulla punta (e sulla spirale che la precede), laddove le fibre della materia sensibilmente si distorcono. Il ‘corno’ è visto da Raffaele Falcone – chi scrive ne è sicuro – essenzialmente come un archetipo formale, l’equivalente, se si vuole, di una particolare figura geometrica, di un segno elementare, di un gesto. Ed è tanto più archetipo quanto più è di colore rosso, quanto più è teso o risolto – non dissimile in ciò da un oggetto di Pop Art – verso un’ideale macrodimensione, meglio se fuori scala. D’altra parte, lo stesso può dirsi per i Phalli di Falcone. Piccoli o grandi, bassi o alti, stretti o larghi, essi perdono il rivestimento simbolico-narrativo della loro tradizione eroica-erotica. In particolare, un tale rivestimento si perde nella dilatazione del glande in un bulbo vegetale, (aderente in ciò, ma per un puro caso, all’etimo sanscito phalati, allusivo del germogliare, del fruttificare); nella trasfigurazione in un semplice cilindro nero, con una sovrastante ‘cappella’ di colore rosso intenso, in un avvolgente reticolo di stelle (mono)cromatiche o di piccole incisioni spermatozoiche, fino al limite di uno sconfinamento snaturante. A dirla tutta, il ‘Corno’, i ‘Phalli’, il ‘Butt Plug’ sembrano rimandare ad un unico evento: quello che è proprio della materia di cui Falcone è padrone assoluto, della sua voraginosa fornace e del fuoco di cottura che la implode; ma anche del vino rosso che si associa al mistero di quel rito, e di quello stare raccolti, amici e nemici, nell’attesa del compimento (lunga e di poche parole, rassicurati, a volte, dall’occhio maliziosamente sorridente del suo anfitrione).

Raffaele D’Andria