C’e un luogo nel salernitano dove si combinano vari elementi in una sintesi assolutamente suggestiva: la spontaneità e la cordialità dell’accoglienza, la creatività che si manifesta anche nella cifra del tutto peculiare dell’offerta culturale, la capacità di coinvolgimento delle migliori espressioni artistiche si fondono in un permanente laboratorio culturale che è anche vetrina, punto aperto al confronto e all’ interrelazione. E’ la Fornace Falcone a Montecorvino Rovella. Qui la ceramica la fa da padrona ed esalta la sua vocazione di veicolo di promozione nel mondo dell’ identità locale. L’ “Officina delle terrecotte”, incarna il legame viscerale di una intera famiglia con il territorio vissuto in un perimetro più ampio, che esplora altri spazi, che invade positivamente la Città. L’ ideatore di questa realtà fascinosa, cui diede vita nel 1988, Raffaele Falcone, finalmente da animatore discreto e silenzioso, vorrei dire quasi occulto, diventa stavolta protagonista e presenta le proprie opere. Come educatore conosce i registri giusti per interessare i giovani, in quanto artista Falcone ha dialogato con personalità dello spessore e dell’autorevolezza di Gillo Dorfles, Rino Mele, Achille Perilli, Enzo Biffi Gentili, Luigi Ontani, Manuel Cargaleiro, Italo Scanga, Michel Hendohorf, Robert Llimos, Bernard Zimmer, Mimmo Paladino, Pietro Lista, Mario Carotenuto, Alfonso Mangone, di ciascuno di essi cogliendo un dettaglio, un suggerimento, per rielaborarli ed interpretarli, poi, secondo il suo stile. L’ attività di sperimentazione – che divenne più costante e ritmata già a partire dal 1977 con l’avvio del laboratorio di maioliche “Ceramica Terraviva” – si basa sul fuoco e sulla sua potenza trasformativa che realizza fusioni, modella, traccia, dando il senso compiuto alle intenzioni dell’artista che controlla il suo prodotto finchè non esce dal forno. Raffaele Falcone è convinto che la ceramica è un materiale che riassume in sé non soltanto l’armoniosa eleganza di forme, segni e cromie in grado di appagare esigenze di carattere estetico, ma la densità stessa di un percorso culturale. E per un artista come lui – che durante la sua carriera ha avuto modo di confrontarsi anche fuori dal contesto territoriale di appartenenza – esporre le proprie opere nello spazio che circa vent’anni fa ha pensato, fondato e… “forgiato”, non può che rappresentare un’esperienza particolarmente stimolante, un’ emozione che sarà di certo trasmessa al pubblico di amici, di visitatori, di artisti.

Alfonso Andria